Il Conte di Montecristo
Il 3 novembre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che i crocifissi appesi nelle aule scolastiche debbano essere rimossi in nome della libertà di culto e di credo delle persone.
E' giunto il momento di mettervi a parte di un segreto: i crocifissi nelle aule sono stati messi per una ragione ben precisa. Seh, la religione, seh, la fede, seh, la tradizione, seh, Babbo Natale. La ragione per la quale ci sono i crocifissi nelle aule è un'altra.
Mi spiego.
Avere un simbolo da guardare mentre il professore sta per interrogare a sorpresa fa davvero comodo. Tu vedi che il professore sta col dito sul registro, invochi la protezione dell'Altissimo, e lui TAC!, con la sua manona sposta il dito del professore. In questo modo il professore chiamerà alla cattedra solo i miscredenti e gli infedeli, i quali si beccheranno un bel 2 sul registro e verranno ripetutamente bocciati, sviluppando così un tale odio per lo studio che si fermeranno alla scuola dell'obbligo, non faranno mai carriera e non potranno mai raggiungere la stanza dei bottoni. Ai posti di comando politico verranno quindi piazzati i più ferventi sostenitori della Chiesa, così potranno fare a braccetto con il clero. E' questo il modo col quale è nata la DC.
Mi rivolgo ora agli studenti miscredenti: come fare per riconoscere questi furbi personaggi? In realtà sono facilissimi da riconoscere: sono quelli che non vengono mai chiamati dal professore e che vanno alle interrogazioni sempre da volontari, così fanno anche una bella figura spacciandosi per martiri che proteggono i compagni di classe.
Un piano davvero machiavellico, non c'è che dire.
Ma a questo punto lo spirito democratico si ribella: e gli altri? quelli che non credono, o che credono in altro? finirebbero sempre interrogati poiché senza raccomandazione dall'alto, e come ogni buona democrazia, ognuno deve avere le proprie raccomandazioni (poi eventualmente si fa a gara a chi ce l'ha più potente).
La mia proposta è la seguente: lasciare il crocifisso là dove sta, e accanto metterci anche la mezzaluna islamica, lo scudo di David ebraico, la stella a nove punte bahaista, la ruota del Dharma buddhista, l'Omkar induista, lo Yin e Yang taoista, la figura di un albero per i pagani, il profilo di Ra per gli antichi egizi, il pentacolo di Satana, un calendario della Ferilli per gli atei, il lupetto della Roma, l'aquilotto della Lazio.
Così ognuno, durante le interrogazioni, potrà rivolgersi a chi vuole. Ognuno con la sua raccomandazione, e che se la sbrigassero le divinità lassù, che noi quaggiù abbiamo un sacco da fare. Se poi nessuno venisse più interrogato, allora saranno tutti promossi, come in una sanatoria, e finalmente avremo una classe dirigente fatta di gente ignorante.
Almeno l'ignoranza che regnerà da quelle parti sarà finalmente un'ignoranza democratica.
Alfano: "Con la riforma della Giustizia, siamo disposti ad ascoltare l'opposizione, ma se questa ci ostacolerà, noi andremo avanti da soli".
Berlusconi: "Anche se venissi condannato, non mi dimetterò".
Qualcuno spieghi cortesemente a questi signori che essere eletti non significa che puoi fare il cazzo che ti pare.
Dopo anni di sfruttamento e lavoro sottopagato, sto dandomi da fare per aprire finalmente una struttura veterinaria tutta mia. Le cose vanno benone: finalmente ho preso un locale in affitto, non è grande come avevo pensato all'inizio, ma ci ho fatto entrare tutto. Manca la chirurgia, manca il laboratorio, manca la sala degenza, mancano le sale visite, non c'è la sala d'attesa, e manca pure il bagno... però in compenso il palco per le ballerine in topless è venuto proprio bene. 90 metri quadri di lussuria, e c'è pure spazio per due divanetti e un privè.
La concorrenza è dietro l'angolo. Non tanto quella degli altri ambulatori di zona, quella è ad armi pari, almeno finché non premerò il bottone rosso facendo esplodere le testate atomiche, a quel punto rimarrò solo io e tanti cani con leucemie e ustioni da radiazioni. Diagnosi fatta in due secondi, penseranno tutti che sono il migliore.
Quello che un pochino dà da pensare è una struttura (non farò il nome nemmeno sotto tortura, mi piegherò solo al Dio denaro) che lavora a prezzi da discount della veterinaria. Come fanno? Mettono a lavorare là dentro i neolaureati che impugnano un bisturi per la prima volta, gli mettono 10 gatte da sterilizzare in un giorno, e come va va... anestesia con una botta in testa o poco più, materiali scadenti, tecniche sorpassate, sterilità quanta ce ne può essere sul banco di un pescivendolo, e via. Tanto gli animali sono più "tosti" di noi, e poi se qualcosa va storto c'è sempre la storia dell'allergia all'anestetico o in alternativa quella dell'embolo... Il gatto non ti verrà mai a raccontare del dolore postoperatorio o dello stordimento di due giorni per colpa della pessima anestesia.
A questi pseudomedici c'è anche da dire che incredibilmente non succede mai niente. Ho visto ferri chirurgici cadere a terra e poi essere usati senza problemi, ho visto starnutire dentro addomi aperti, ho visto gente che opera con la sigaretta in bocca e la cenere che penzola sui visceri ("tanto la cenere è sterile"), ho visto suture eseguite col filo da pesca, ho visto lenti a contatto cadere dentro la pancia di un cane (forse nel tentativo di restituire la vista all'intestino cieco)... insomma... la maggior parte delle volte cani e gatti si dimostrano in grado di resistere a cose che in medicina umana provocherebbero la morte istantanea del paziente, del chirurgo, dell'anestesista, dei portantini in corridoio, e qualunque essere vivente nel raggio di 30 metri, compresi gli scarafaggi.
Sono certo che io, che rispetto nella maniera più rigorosa le tecniche di asepsi in chirurgia, quando penserò per la prima volta "hum, questo punticino di sutura sulla cute non è venuto proprio bene, va beh, è solo una sciocchezza, cosa vuoi che succeda" si formerà un enorme sieroma che poi si infetterà e poi provocherà emboli settici e morte.
Nel frattempo, mi scontro con le ASL per le autorizzazioni. Esse pretendono che io faccia installare nell'ambulatorio un motore per l'estrazione e l'immisione di aria come si usa fare negli allevamenti intensivi di polli. Una cosa da non credere. Quanti ambulatori hanno sistemi del genere? Non vedo mani alzate. I grandi scienziati della ASL dicono che se ci fosse solo estrazione, "all'interno dell'ambulatorio si creerebbe il vuoto". Evidentemente qualcuno deve aver montato un aspiratore sulla loro calotta cranica, perché è lapalissiano che il vuoto sia dentro alla loro testa.
Mi rivolgo all'ispettore in questione: Caro ispettore, moltissimi bagni nelle case di noi italiani hanno una ventolina di aspirazione in luogo della finestra. Se lei, ispettore, nel bagno non riesce a respirare, non è perché la comunissima ventolina ha fatto il vuoto, ma perché lei, caro ispettore, ha appena cacato, vacca miseria! Ma niente, non gliene frega niente. Ci vuole un impianto da qualche migliaio di euro. Nemmeno stessimo parlando di una grossa clinica. Senza contare che d'inverno butta dentro l'aria fredda, d'estate la butta calda, e i condizionatori devono farsi un culo così (e io pago) per climatizzare l'ambiente.
Non avrò bisogno di pubblicizzare l'apertura del mio ambulatorio con costose giornate di inaugurazione: vi basterà alzare gli occhi al cielo, e quando vedrete un buco nell'ozono direttamente sopra il Centro Italia, saprete che sono io che ho acceso i condizionatori.
Non sono nuovo alle stragi compiute dalla Peste Suina: all’esame di Malattie Infettive i sei studenti prima di me furono bocciati tutti su una domanda su questa malattia. Seguirono (perdonate la parola) febbrili minuti di ricerche (chiunque abbia frequentato un’università sa di cosa sto parlando).
Il mio mentore, Chiar.mo Prof. Paperoga della Libera Università di Paperopoli, sostiene che il miglior metodo per NON imparare le cose è studiarle cinque minuti prima dell’esame, quando il cervello si rifiuta di assorbire qualsiasi nozione che non sia il prezzo del caffè alla macchinetta dell’istituto.
Un altro metodo altrettanto inefficace per memorizzare nozioni è leggerle quando esse sono state scritte con la Nutella sulla schiena di una modella nuda (pare che si ottenga lo stesso effetto usando modelle vestite, ma non è chiaro se questo dimostra che il sesso non c’entra niente oppure se è difficile leggere attraverso il cotone).
Quando in un’aula universitaria, durante gli esami, il professore pone una domanda che resta irrisposta, ecco una o due persone che silenziosamente, senza dare nell’occhio, estraggono con movimenti millimetrici il libro dallo zaino per cercare la risposta. Se quella domanda è sufficiente a provocare una bocciatura, questo comportamento coinvolge un numero maggiore di studenti. Quando alla stessa domanda vengono bocciati due, tre o più studenti, l’aula si trasforma, e tutti gli studenti lavorano come un gigantesco organismo alla ricerca della Risposta, sviluppando un senso di cameratismo degno di una trincea.
Ognuno si dà da fare come può: chi estrae le mitiche dispense scritte dal secchione storico della facoltà, chi si avvicina a passo di leopardo alla cattedra per sbirciare un’eventuale nota a margine sul libro personale del professore, chi fa la telefonata a casa, chi chiede l’aiuto del pubblico, chi va su internet e, disperato, prova perfino la ricerca di Google "mi sento fortunato", scaricandosi così il testo integrale sulla normativa che regola l’esportazione di caramelle in Ghana, chi va in bagno e utilizzando un orinatoio come antenna parabolica cerca La Risposta presso civiltà extraterrestri.
Venne il mio turno. Mi avvicinai alla cattedra scavalcando i cadaveri dei sei studenti caduti. Io avevo pensato di mesmerizzare il professore e chiedere La Risposta direttamente a lui mentre era in stato di trance.
-Adesso basta con questa Peste Suina. Pettinalabbra, mi parli della Linfangite ulcerosa. E metta via quel pendolino.
Nessuno seppe mai La Risposta. Chissà, magari Essa costituiva la soluzione per prevenire il rischio di pandemia del quale si parla in questi giorni.
Nel frattempo, l’Unione Europea ha cambiato il nome alla malattia. Ora si chiama "Nuova Febbre".
"Abbiamo deciso di cambiare il nome perchè quello vecchio poteva indurre in errore, dato che la carne suina, se è cotta, non presenta alcun rischio per la salute", ha spiegato la commissaria alla Salute Androulla Vassiliou. "Il nuovo nome è stato scelto per non produrre un effetto negativo sull'industria del settore per di più nella attuale situazione di crisi".
Evidentemente nelle alte sfere del potere non hanno una grande opinione della nostra intelligenza. La decisione non ha riscosso grande successo presso le Associazioni della Febbre Gialla, della Febbre Reumatica e della Febbre Mediterranea Familiare, le quali si sono dichiarate "rammaricate" della decisione. "Se quella è Nuova Febbre, allora noi siamo solo dei Vecchi", hanno scritto in un commovente comunicato stampa.
Più improntati all’azione i sindacati CGIL, CISL e UIL ("Cinquanta Gradi: Indisposizione Lavorativa", "Causa Ipertermia, Sospensione Lavoro" e "Unione Ipertermici Lavativi"), che si sono dimostrati subito disposti ad adottare tutte le misure necessarie a prevenire il contagio, come l’aggregazione nei posti di lavoro. Ad un’intervista sulla loro linea d’azione in seguito alla Peste Suina, i portavoce hanno così risposto: -Festa Suina? Allora non si lavora. Come? Ah, avete detto "Peste Suina"? Beh, a maggior ragione.
Intanto la Presidenza dell’Unione Europea, il 27 aprile, ha reso noto che sarà convocata una riunione straordinaria sull’emergenza della peste suina. La data fissata è il 30 aprile. Di pomeriggio, così i governanti possono fare colazione con calma.
Tre giorni di tempo. Alla faccia dell'emergenza. E che non mi si venga a dire che bisogna "organizzare tutto". Basterebbe una riunione telematica, così ognuno sta sulla poltrona di casa sua e noi contribuenti ci risparmiamo milioni di euro di servizi di sicurezza e auto blu. E allora perché non si procede in questo modo? Forse stiamo precorrendo i tempi, evidentemente una cosa del genere è ancora una "roba futuristica" , d’altronde siamo entrati solo da qualche mese nel 2009 dopo Cristo. Una seconda possibilità è che in quei tre giorni la sala congressi a Bruxelles sia già stata prenotata per la riffa del dopopasqua dal segretario del "Fondo Europeo per gli Investimenti e Ricchi Premi", Monsieur Cotillons. Una terza possibilità è che i vari governanti per questioni di antipatie non vogliano accettare le reciproche amicizie su Facebook.
Nel frattempo, ben quattro industrie farmaceutiche non si sono lasciate scappare l’occasione d’oro e si sono lanciate nella corsa per formulare un vaccino. Peccato che secondo fonti ufficiali saranno necessari dai quattro ai sei mesi per averne uno efficace. Nel frattempo l’umanità si sarà estinta a colpi di tosse. Essendo la Peste Suina una malattia conosciuta da qualche secolo, si poteva pensarci un po’ prima, no? "Pensavo bastasse tenere le dita incrociate", ha detto Margareth Chan, direttore generale dalla World Health Organization.
In situazioni del genere, il rischio psicosi è alla porta. "Non c’è bisogno di creare allarmismo" dice Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca. "Disponiamo di tutti i mezzi per impedire la diffusione del contagio dal Messico. E’ sufficiente non nutrirsi di maiali vivi, e sparare a tutti i gringos", ha detto togliendosi la polvere dell’Arizona dal cappello da cowboy.
Dello stesso parere Maurizio Valeriani, primario di chirurgia plastica all'ospedale San Filippo Neri di Roma, dal quale arrivano importanti rassicurazioni: "Non c’è alcun rischio di contrarre la febbre suina dagli 'spiana-rughe' al collagene suino usati per i ritocchini estetici".
La Peste Suina è alle porte: dunque, chiunque voglia rifarsi gli zigomi per apparire più bello nella bara, si affretti: le prenotazioni sono già tante.
Già in un altro post ho parlato dei radioamatori (link: chi punge il culo delle nuvole), questi strani personaggi con tanta voglia di comunicare col mondo, ma costretti a chiudere la porta per non disturbare a casa. In questi giorni si è sentito parlare molto di loro, in quanto nelle ore successive al sisma essi sono stati gli unici in grado di mettere in contatto le zone terremotate col resto del mondo.
“CQ,CQ, CQ DX” (leggi: “si chiù, si chiù, si chiù di ex”, il segnale di chiamata generale)
Mio nonno, nella sua saggia romanità, era riuscito a concentrare questo senso di emarginazione in una frase che vale più di mille post. Quando sentiva mio padre, da ragazzo, ripetere nel microfono “si chiù, si chiù…” non poteva fare a meno di intimargli “si chiù, si chiù, si chiùdi la porta ce fai ‘n piacere”.
Ricordo viaggi in macchina, tutta la famiglia che va al mare o in montagna. Niente autoradio, solo quei suoni distorti e quelle voci metalliche provenienti dalla radio. Io, mia madre e mio fratello non potevamo che lamentarci. Poi io e mio fratello abbiamo scoperto il walkman, mia madre si è sorbita all’infinito quelle sigle incomprensibili.
“buon 144” che sebbene abbia a che fare con la notte, non c’entra niente con la telefonia erotica.
“73” che non è una nostalgica reminiscenza di anni passati.
“Bailamme”, che è molto più elegante di “casino”. Mi sono sempre chiesto se in realtà non si debba pronunciare “bailàm”, parola poi arricchita dal romanesco con la doppia M e la E finale, esattamente come accade in tramme e autobusse. Potrei chiedere a mio padre, o andare a controllare su wikipedia, ma preferisco restare con la domanda irrisposta.
“Break, break, break” uno dei termini più azzeccati, che in effetti a sentirlo ripetere ciclicamente, rompeva davvero.
E il microfono non era solo un microfono, era il “Mike”. E con un nome così, non puoi semplicemente parlare: ma “modulare”.
Tutti speravano di poter “copiare” gli altri, ma a differenza di quando si era a scuola, speravi anche che gli altri copiassero te. “Copiare” significa infatti “ricevere, ascoltare”.
Per ridere si dice “Acca i”, visto che in un mondo esclusivamente sonoro non si possono usare le faccine di messenger.
Si odiavano le “portanti”, non per classismo verso le cameriere, ma perché la portante era un segnale radio che alcuni usavano per occupare la frequenza, tanto per rompere le scatole.
E se tua moglie ti implorava di chiudere la porta, tu potevi dire a chi fosse in ascolto che tua moglie rompeva le scatole, anche se lei era a portata d’orecchio: tanto non si sarebbe riconosciuta nel nominativo XYL (ex young lady, un termine nemmeno tanto carino nei suoi confronti)
E poi QRT, QRX, QSL, QTH, QTR, QRM, e chi più ne ha più ne metta, linguaggi così strani che speriamo non lo sentano i marziani, potrebbero essere gravi insulti nella loro lingua.
Poi mio padre è cresciuto, e ha fatto il salto: da ormai molti anni non è più CB (Quelli che hanno le radioline dei camionisti, per intenderci) ma ha conseguito la patente di Radioamatore (papà, nel caso tu legga questo post, ti faccio notare che l’ho scritto maiuscolo). Non confondeteli: sarebbe come confondere un portantino con medico.
Mio padre mi ha sempre raccontato che i radioamatori, quando cadono tutti i mezzi di comunicazione, restano l’unico contatto col mondo. Come avvenne ad esempio in occasione della tragica spedizione del dirigibile Italia, dove solo grazie alla radio fu possibile portare in salvo i sopravvissuti, dispersi per 48 giorni fra i ghiacci dell’artico. Io ho sempre immaginato scenari post-apocalittici alla Mad Max, con mio padre con la barba incolta, spettinato, vestito di stracci e pelli, al comando di un gruppo di sopravvissuti con una radio di fortuna. E’ un evento un tantino improbabile, anche perché mio padre non andrebbe mai in giro spettinato. Insomma, ho sempre pensato che quell’aspetto “eroico” del radiantismo fosse riservato ad altri tempi o altre parti nel mondo.
E poi è arrivato il terremoto.
Mio padre quella notte, come moltissimi altri radioamatori, si è lanciato subito alla radio, e lì ha trascorso tutta la notte. Le linee telefoniche non funzionavano più, e i cellulari non si sono dimostrati affidabili per l’intasamento dell’etere. I radioamatori sono stati l’unico contatto tra le zone terremotate e il mondo. I primi soccorsi sono arrivati grazie a loro.
Nel libro che ho citato nel titolo del post, il giovane tenente Giovanni Drogo passa tutta la vita in una fortezza, con l’inconfessata speranza che il nemico possa davvero arrivare, così da poter dare un senso alla propria esistenza. Non so se qualche radioamatore abbia coltivato nel fondo del cuore un sentimento del genere: so soltanto che quando il nemico è arrivato, loro erano pronti, e non si sono tirati indietro.
Il mio applauso a queste persone che hanno saputo fare del proprio hobby un mezzo per salvare vite umane.
Si chiù, si chiù, si chiùdi la porta ce fai ‘n piacere.
Ma ti prego, papà, continua a trasmettere.